In assenza del bipolarismo, Gianni Riotta nello speciale del Tg1 sulle elezioni prossime (scrivo mentre è in onda), si interroga su come svolgere i confronti, visto che le parti saranno più di due.
Bertinotti, ospite con Casini, la ricetta ce l’ha: cinque prime serate con i cinque aspiranti premier, con giornalisti aggressivi che facciano domande scomode per metterli con le spalle al muro.
Il problema ora è uno: va’ a trovarli questi giornalisti aggressivi nella tv italiana…
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25 Febbraio 2008 alle 11:17 am
Questo è chiaramente un buon argomento e la proposta di Bertinotti è interessante. Trovare quel genere di giornalisti non è impossibile. Marco Travaglio risponde sicuramente a quel genere, ma penso anche Gian Antonio Stella, Roberto Saviano, Enrico Lucci.
Magari il problema è che pur mettendo al muro un candidato con domande scomode rimane il gap tutto italiano tra l’abilità dei nostri politici (soprattutto i più navigati) in campagna elettorale e in fase di Governo.
25 Febbraio 2008 alle 11:28 am
Benvenuto Andrea! Quello che aspetto di verificare è se li metteranno mai a fare tribuna elettorale, questi giornalisti… io non credo. Ce lo vedi un Travaglio di fronte a un Berlusconi? Gli risponderebbe che è un “giornalista rosso” e buonanotte. Che siano un Saviano o un Lucci lo vedo improbabile.. soprattutto il secondo… Secondo me, al di là delle speranze accese in campagna elettorale e spente durante il governo, il gap maggiore sta tra la risposta che dovrebbero dare i politici intervistati e quella che effettivamente danno: di solito quello che dicono non c’entra niente con la domanda. Chiaramente sta al giornalista, come si dice, “incalzarlo”… ma è raro vedere la scena in televisione.
25 Febbraio 2008 alle 3:05 pm
Grazie per il benvenuto Maria Francesca. In effetti seguendo (poco) la televisione è frequente notare come la demagogia, nelle risposte dei politici, la faccia da padrona e le domande, pertinenti, vengano disattese. Secondo te come ci si dovrebbe comportare? Insistere chiedendo di rispondere alla domanda, far notare che la domanda era un’altra? Secondo me in televisione non lo consentono per esigenze di tempi e magari i politici questo lo sanno bene. Allora se si proponesse una tribuna elettorale sarebbe utile che il moderatore richiami chi intervistato a non divergere dalla domanda.
25 Febbraio 2008 alle 3:19 pm
Secondo me bisogna partire dal presupposto che bisogna fare giornalismo vero, e per giornalismo vero intendo porgere domande e pretendere delle risposte, che sia il giornalista della tribuna elettorale o il conduttore della trasmissione a doverlo fare. Invece spesso queste risposte non vengono pretese, tantomeno vengono poste domande volte a capire davvero come stanno le cose. Nella maggior parte dei casi, secondo quella che è la mia esperienza, le domande sono balconi ai quali i politici possono tranquillamente affacciarsi per fare i loro bei comizi. Non sarebbe meglio punzecchiarli un po’?
26 Febbraio 2008 alle 10:02 am
Se posso dire, credo che il problema sia più complesso. Certo, ci sono giornalisti scomodi ma si occupano, quasi tutti, di quel che succede intorno al Palazzo. E oggi è diventata una moda sparare sul politico di turno il quale, nella maggior parte dei casi, non ha i mezzi intellettuali per rispondere. Voglio dire che se manca una corretta e aggressiva informazione è prima tutto responsabilità dei giornalisti, poi dei loro editori. Da quando non leggete un’inchiesta su qualche giornale di grido relativa a certi comportamenti di aziende editoriali, di grandi multinazionali, di imprese ecc. ecc. Si arriva sempre dopo: il crac Parmalat è stato raccontato dopo che qualche magistrato ha scoperto il guaio. Certo, la maggior parte dei giornalisti precari non è in grado, per tanti motivi, di fare inchieste di questo livello e prima di tutto perchè sa che se vuole avere una qualche possibilità di entrare in una redazione non deve innervosire un certo numero di potentati economici che poi, e qui sta il paradosso italiano, sono i proprietari di quei giornali su ci si ambisce a scrivere.
Un cane che si morde la coda. E chissà ancora per quanto tempo…
26 Febbraio 2008 alle 10:39 am
Esatto, un cane che si morde la coda. Da una parte i giornalisti, per un motivo o per un altro, non sono nelle condizioni di condurre e pubblicare inchieste che si possano dire tali, oppure scelgono di non farle, preferendo la modalità scendiletto, e dall’altra editori che non hanno alcuna intenzione di farsi irritare dai giornalisti della propria azienda. Ma la responsabilità, l’ha detto anche Kapuscinski che ho riportato in un post di alcuni giorni fa, è dei giornalisti. Il cambiamento deve partire da noi. Dagli editori, dalla proprietà ovviamente non partirà mai.
28 Febbraio 2008 alle 1:11 pm
va’ a trovarli questi giornalisti aggressivi nella tv italiana…
:D Il fatto è che il mondo ‘chiuso’ giornalisti ha lo stesso ‘problema’ di quello dei politici. Se non segui certe regole sei fuori …
28 Febbraio 2008 alle 1:21 pm
Bisogna sperare nei pochi spazi di libera espressione che sono rimasti. Credo che noi giornalisti stessi abbiamo responsabilità se questi spazi si sono molto ridotti, e quindi tocca fare in modo di riconquistare le terre perdute…
28 Febbraio 2008 alle 1:25 pm
Giustissimo. Internet è un mondo nuovo, con regole del tutto diverse. Se usato bene bypassa il solito sistema baronale decrepito e mette in contatto direttamente chi parla con chi lo vuol sentire.
Ecco perché periodicamente viene demonizzato.
Vorrei dire che ammiro molto il tuo lavoro e quello di chi come te si mette in gioco.
28 Febbraio 2008 alle 1:52 pm
Grazie, neve. Internet ha lanciato una sfida precisa al sistema dell’informazione, ma sono pochissimi i giornalisti che l’hanno accolta. Ma resistere ancora è come ostinarsi a mandare i messaggi col piccione invece di usare il cellulare! Assurdo, se ci pensi…