Credo debba esistere un rapporto di reciproco riconoscimento dei ruoli tra giornalista e politico. Come il giornalista accetta che il politico sostenga posizioni proprie, individuali, sia espressione di parte e degli interessi suoi o del suo partito, com’è legittimo e ovvio che faccia, così il politico dovrebbe accettare la posizione autonoma del giornalista rispetto a quella del politico.
In base alla mia esperienza, posso dire che non sempre è così. Anzi quasi mai. Ho incontrato pochi esempi, da quando faccio questo mestiere, di rispetto del mio ruolo. Rari quelli che sono riusciti a comprendere, o anche solo a sopportare il fatto che fare giornalismo o meglio essere giornalista significa ascoltare, ascoltare, ascoltare e trarne un racconto superiore; significa guardare da un monte la valle sottostante, apprezzarne i rilievi e le case, le luci e i colori, e poi scattare una fotografia dell’insieme, piuttosto che di quella piccola casa su quella piccola collina, o di quella sola luce di molti fili di luci sparsi.
Come il giornalista sa di dover valorizzare i particolari, di dover ascoltare tutte le voci, anche quelle che non condivide, che non può concepire, di dover dare dignità a tutte le affermazioni anche se non gli piacciono, così il politico deve accettare il lavoro del giornalista, il fatto che suo dovere sia quello di fotografare il paesaggio e non il minimo scorcio, quello di non dover sostenere la voce di uno, farsi megafono delle sue idee, ma mantenere una posizione indipendente rispetto ad esse, riportarle e se serve criticarle, smascherarle, denudarle per renderle essenziali e nitide al lettore.
Questo reciproco riconoscimento di dignità è la base sulla quale dovrebbe fondarsi il rapporto tra politico e giornalista. Dovrebbe. E in teoria il politico medio non esita a ripetere che non è assolutamente sua intenzione dire al giornalista come deve fare il suo mestiere, “però.. però capisci che scrivere questo contraddice l’idea che sto portando avanti..”. Era tempo che non mi sentivo dire una cosa del genere, e questa mattina un politico esordiente si è preoccupato di rinfrescarmi le idee.
Allora, se vogliamo che dal giornalista non si pretenda che debba diffondere semplicemente le idee di uno, omettere quelle altrui che potrebbero contraddirle o evitare di dire la verità, probabilmente dovremmo tutti noi giornalisti sostenere con forza e con decisione che non ci si può aspettare questo da noi. Così come il giornalista non si aspetta che il politico medio non parli che per sé o sostenga, legittimamente, le ragioni della sua parte.
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