Archivio per la categoria ‘politica e giornalismo’

A Matrix, chi fa da sé..

29 Marzo 2008

Ore 11,18 di oggi. Repubblica online riferisce:

Faccia a faccia virtuale a Matrix – Sarà un faccia a faccia “virtuale” quello che andrà in onda venerdì a “Matrix”: a chiarirlo è in una nota Enrico Mentana, sottolineando che Silvio Berlusconi e Walter Veltroni faranno interviste separate.
tv

Ciò che terrei a capire è a cosa serve fare interviste separate. E soprattutto chi sarà a formulare le domande.

Dall’esperienza che ho di Matrix, credo di non dovermi aspettare interrogativi pungenti e scomodi, perciò ho come l’impressione che il tutto si risolverà in due vetrinette accuratamente separate dei due candidati premier. A quel punto però non chiamiamolo più “faccia a faccia”. Ammesso che incontrarsi a Matrix di per sé possa costituire un confronto..

Aldo Moro, Vittorio Zucconi e l’indipendenza dal potere

16 Marzo 2008

Oggi, a trent’anni da via Fani, voglio riportare quanto scrive Vittorio Zucconi sul rapporto tra Aldo Moro e i giornalisti e in genere quello tra potere e giornalismo. Si lega bene, tra l’altro, con l’argomento di cui stiamo discutendo in questi giorni su questo blog. Buona lettura!

«Parlava malvolentieri con noi giornalisti, perché il suo modo di esprimersi poco si adattava alle nostre esigenze di frasi brevi ed espressive. Quando lo circondavamo, Moro si rimpiccioliva e si ritraeva dentro le sue giacche sempre troppo grandi, come una lumaca disturbata nel guscio.

aldo moro

Una mattina alle 5, dopo ore e ore di riunioni tipicamente “morotee” senza apparente capo né coda, Moro ci venne a cercare, con nostra grande sorpresa, anziché sgattaiolare via sulla macchina blu di ordinanza. Scoprimmo in fretta il perché. Egli aveva in grande antipatia l’allora corrispondente del “Corriere” Gianfranco Ballardin e nella sua maniera indiretta gli volle dare una lezione, umiliandolo davanti a tutti.

Moro conosceva bene la psicologia dei giornalisti e le rivalità da ballerine che ci dividono e si avvicinò a me, che ero a Bruxelles da pochi mesi ed ero allora il principale concorrente del “Corriere”. Stirò le labbra in quello che per lui era un sorriso, mi strinse debolmente la mano come faceva sempre e cominciò a coprirmi di lodi. “Lei è un giornalista straordinario, una persona eccezionale per bravura e serietà” mi disse sotto gli occhi sgranati dei colleghi invidiosi. “Lei non è come certi altri giornalisti da due soldi (occhiata di traverso a Ballardin) e il giornalismo italiano ha bisogno di persone così.

In Italia c’è tanto bisogno di giornalisti seri e capaci come lei”. Tentai di balbettare qualche frase di ringraziamento, rosso di orgoglio e di incredulità. Moro tornò a stringermi la mano e mi salutò: “Arrivederla a presto e complimenti ancora, caro Ciriello”. Ciriello? Mi aveva scambiato per un altro. Ma prima che i colleghi scoppiassero a ridere e io a piangere, il fedelissimo maresciallo dei carabinieri Leonardi che lo accompagnava ovunque, lo prese sotto braccio e lo infilò nell’auto. Avrei rivisto Leonardi solo sette anni dopo sull’asfalto di via Fani, crivellato di colpi.

La familiarità con i ministri e i grandi “commessi” dello Stato italiano è una necessità professionale da coltivare e insieme una trappola che un corrispondente deve costantemente evitare. A tutti fa piacere potersi dire amico di personaggi importanti, e l’amicizia, la confidenza di un ministro, di un ambasciatore spesso fruttano notizie e indiscrezioni che altrimenti non si ottengono. Ma il problema è riuscire a mantenere l’amicizia senza rinunciare alla propria indipendenza, bere un bicchiere insieme con un ministro in albergo e poi tornare in camera a criticarlo se si pensa che abbia sbagliato. E c’è un solo modo per camminare nel sentiero strettissimo che passa fra la complicità che corrompe e l’ostilità che esclude dall’informazione: è farsi un poco temere. E sentire che alla spalle ci sono un giornale e un direttore pronti a difenderti, se lo meriti, anziché darti in pasto al potente di turno furioso con te.»

Vittorio Zucconi, Parola di giornalista

» fonte immagine

Politico tu, giornalista io

15 Marzo 2008

Credo debba esistere un rapporto di reciproco riconoscimento dei ruoli tra giornalista e politico. Come il giornalista accetta che il politico sostenga posizioni proprie, individuali, sia espressione di parte e degli interessi suoi o del suo partito, com’è legittimo e ovvio che faccia, così il politico dovrebbe accettare la posizione autonoma del giornalista rispetto a quella del politico.

intervista

In base alla mia esperienza, posso dire che non sempre è così. Anzi quasi mai. Ho incontrato pochi esempi, da quando faccio questo mestiere, di rispetto del mio ruolo. Rari quelli che sono riusciti a comprendere, o anche solo a sopportare il fatto che fare giornalismo o meglio essere giornalista significa ascoltare, ascoltare, ascoltare e trarne un racconto superiore; significa guardare da un monte la valle sottostante, apprezzarne i rilievi e le case, le luci e i colori, e poi scattare una fotografia dell’insieme, piuttosto che di quella piccola casa su quella piccola collina, o di quella sola luce di molti fili di luci sparsi.

Come il giornalista sa di dover valorizzare i particolari, di dover ascoltare tutte le voci, anche quelle che non condivide, che non può concepire, di dover dare dignità a tutte le affermazioni anche se non gli piacciono, così il politico deve accettare il lavoro del giornalista, il fatto che suo dovere sia quello di fotografare il paesaggio e non il minimo scorcio, quello di non dover sostenere la voce di uno, farsi megafono delle sue idee, ma mantenere una posizione indipendente rispetto ad esse, riportarle e se serve criticarle, smascherarle, denudarle per renderle essenziali e nitide al lettore.

Questo reciproco riconoscimento di dignità è la base sulla quale dovrebbe fondarsi il rapporto tra politico e giornalista. Dovrebbe. E in teoria il politico medio non esita a ripetere che non è assolutamente sua intenzione dire al giornalista come deve fare il suo mestiere, “però.. però capisci che scrivere questo contraddice l’idea che sto portando avanti..”. Era tempo che non mi sentivo dire una cosa del genere, e questa mattina un politico esordiente si è preoccupato di rinfrescarmi le idee.

Allora, se vogliamo che dal giornalista non si pretenda che debba diffondere semplicemente le idee di uno, omettere quelle altrui che potrebbero contraddirle o evitare di dire la verità, probabilmente dovremmo tutti noi giornalisti sostenere con forza e con decisione che non ci si può aspettare questo da noi. Così come il giornalista non si aspetta che il politico medio non parli che per sé o sostenga, legittimamente, le ragioni della sua parte.

» fonte immagine