Il giornalismo calabrese e la “casta” di Grillo

giornali

Mentre Beppe Grillo si dà da fare per organizzare il V2-day, questa volta dedicato alla “casta dei giornali”, io mi domando, e credo di non essere la sola, dove siano i privilegi di questa “casta”.

Parto dalla mia esperienza di giornalista in terra di Calabria per condividere una riflessione su com’è realmente strutturato il sistema dell’informazione, almeno in questa regione.

I quotidiani, che per fortuna non mancano, com’è facile immaginare sono perlopiù contenitori di notizie a carattere locale, che nessuna agenzia di stampa si sognerebbe di battere e che dunque è possibile scovare soltanto andando a cercarsele.

Chi consuma le suole delle scarpe sono dunque i cosiddetti “corrispondenti”, coloro che rivestono l’importante compito di raccontare fatti che riguardano piccole comunità e che dunque sarebbe impossibile recuperare altrove.

Si tratta di un esercito di persone, soprattutto giovani, che scrivono, con tutte le responsabilità civili e penali del caso, in base a collaborazioni pagate in modo miserabile e a volte non retribuite affatto, nonostante i loro articoli vadano a riempire gran parte del menabò e decidano di fatto le vendite dei giornali del mattino dopo.

Inoltre il metodo col quale viene stabilita la retribuzione di molti di loro è quello del “rigaggio”: al collaboratore è riconosciuta per il suo lavoro una (bassissima) quota per riga pubblicata, della quale spesso viene in possesso in tempi biblici. Si immagini a quanto può ammontare il guadagno di un editore quando vende decine, se non centinaia di copie di un quotidiano pagando il suo corrispondente con il profitto della vendita di una copia soltanto.

Provoca quindi una certa amara ilarità sentir parlare di casta, considerato che questo trattamento economico è riservato non solamente ai collaboratori di primo pelo in prova presso una testata, ma anche a chi è iscritto all’Ordine dei giornalisti e ha dietro le spalle anni d’esperienza.

Ma vorrei allargare lo spettro della mia riflessione alle conseguenze che questo sistema comporta sul piano della professione giornalistica, per non parlare di quelle a livello culturale e sociale.

I corrispondenti, rimanendo per definizione confinati nelle loro piccole realtà dalle quali recapitare le notizie, restano divisi dall’ambiente di redazione e quindi non solo dai colleghi coi quali confrontarsi ma anche e soprattutto dai professionisti del giornalismo, da chi è in grado di insegnare loro il mestiere.

Ciò, se da una parte segnala un disinteresse alla formazione di chi pur scrive materialmente il giornale, dall’altra comporta che i tempi in cui un giovane impara i fondamenti del giornalismo diventano molto lunghi in assenza di un maestro, ammesso che si abbia la volontà e la costanza di imparare da sé per altre vie.

Questo muro alzato tra le redazioni e l’enorme esercito dei corrispondenti rappresenta una grave tara sul futuro delle nuove leve del giornalismo e del giornalismo stesso, in particolare di quello calabrese, che finisce per zoppicare, appesantito dalle schiere di “giornalisti ignoranti” e “ignorati”, sottopagati per scrivere senza che sappiano come.

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5 Risposte to “Il giornalismo calabrese e la “casta” di Grillo”

  1. Maurizio Says:

    Dici bene, parti dalla tua esperienza, dalla tuia giovane età immagino breve e nella fase iniziale di una lunghissima e prospera attività.
    Analizzi ‘l’etichettatura’ (orrendo termine che uso solo per convenienza di spazio) casta al giornalismo cercando di calzarlo alla tua condizione di fresca giornalista nella fase di lancio.
    Se però pensi ad un sistema più grande in cui sono parte anche gli editori, che come hai già ben chiaramente detto lucrano addirittura su che procura loro il pretesto giusto tutti i giorni a chè le proprie copie siano vendute tutte le mattine a centinaia in tutte le edicole.
    Bada bene non parliamo solo di quoridiani locali e sopratutto immagino che quello che intenda il comico Grilllo (bene specificare perchè con lo stesso cognome abbiamo anche esponenti politici e di altre professioni) sia riferito al ‘sistema informativo’ e non solo della carta stampata ma comprenda anche le notizie date in sola voce o in voce ed immagini.
    Un campo ben più vasto come puoi ben comprendere.
    Ma leggo nella parte finale che fai anche tu riferimento alla ‘casta’ addirittura osservandola dall’interno: la redazione.
    Questo fenomeno, direi di ‘osmosi’, che contaggia il giornalismo nelle gerarchie più alte poi ricade ai livelli più bassi fino alle piccole redazioni locali.
    Sarebbe molto meglio iniziare ad attivare comportamenti che agevolano un sistema aperto che favorisce i valorosi, valorosi per il mestiere e per la volontà a progredire nel mestiere attraverso una formazione professionale costante più tosto che incentivare sistemi auto garantisti che ingessano tutto il sistema rendendolo un enclave protetta da ogni progresso o innovazione.

  2. Maria Francesca Calvano Says:

    Auspico come te un sistema aperto che favorisca il merito e che soprattutto crei il merito attraverso la formazione alla professione. Inoltre i “valorosi”, come li chiami, devono essere riconosciuti come tali: come pensi che ciò possa accadere se l’esercito dei corrispondenti vive anni luce da coloro che quei meriti dovrebbero riconoscerli?

  3. Da Joseph Pulitzer al giornalismo locale, e ritorno « Street Journalist Says:

    […] Il giornalismo calabrese e la “casta” di Grillo […]

  4. Alberto Says:

    L’analisi che fai è per certi versi condivisibile. La colpa di come sono messi i giornali (e i giornalisti) oggi, in Italia e in Calabria, però, non è certo di Grillo che, a modo suo, un po’ sguaiato e rozzo, dice semplicemente ciò che pensa. A noi, ai giornalisti, toccherebbe andare a vedere le sue carte, scandagliare, capire ciò che fa e poi trarne giudizi, opinioni e offrirle ai lettori. Ma tant’è, non è di Grillo, mi pare, qui che si parla.
    I giornali, dicevi. Beh, i giornalisti centrano poco, per quanto sia paradossale quest’affermazione. Basta leggere l’ultimo libro di Beppe Lopez, “La casta dei giornali”, Stampa Alternativa, per capire come va il mondo.
    Lo sapevi che solo il Corriere della Sera, cioè Rcs, in un solo anno si è beccato 23 milioni di euro da parte dello Stato, cioè da me e da te e dal resto degli italiani? E questo, capisci bene, la dice lunga su come può funzionare (e funziona) il sistema dell’informazione in questo Paese. Di più. È appena uscito un altro libro di un collega anonimo con vent’anni di esperienza al Corriere o al Sole 24ore (questo l’ho supposto io) che si chiama “E’ la stampa bellezza! Manuale di sopravvivenza per chi scrive sui giornali e per chi li legge” in cui si mostra come un quotidiano pubblica una notizia piuttosto che un’altra. Tanto per citare: “I rapporti tra i giornalisti, tra il direttore e la redazione, tra i capi delle varie sezioni incide enormemente su ciò che un giornale pubblica o non pubblica, sull’importanza che dà a un argomento e, addirittura, sul titolo che gli viene appioppato. Molte delle righe che ognuno legge sul ‘suo’ giornale sono il frutto di un intreccio di rapporti amicali, politici, e giochi di forza all’interno della redazione”. E se questo vale per il Corriere della Sera o per Repubblica, immagina come può valere per il Quotidiano o la Gazzetta del Sud.
    Certo, poi, come scrivi, c’è il problema della qualità dei giornalisti, della loro retribuzione, ecc. So di gente (parlo dei giornali calabresi) che vale il doppio dei loro colleghi che passano il tempo in redazione ma non possono vantare un cognome importante. So di gente che fa gli esami per diventare professionista senza problemi e più blasonati colleghi che provano e riprovano senza sapere che pesci pigliare, dopo aver fallito il terzo o quarto tentativo. E tanto altro ancora, naturalmente.
    Poi ci sarebbe da parlare della qualità dei nostri (calabresi) mezzi di comunicazione cartacei: e in questo caso, altro paradosso, bastare andare sui loro siti internet per capire che non hanno capito nulla. Chissà, a questo proposito, quanti direttori, caporedattori, corsivisti, corrispondenti nostrani si sono letti “L’ultima copia del New York Times” di Vittorio Sabadin? A naso, pochissimi. E quei pochi non sono certo che abbiano afferrato tutto.
    Mala tempora currunt. Speriamo in bene.

  5. Maria Francesca Calvano Says:

    Punti su cui riflettere ne offre eccome, il nostro sistema dell’informazione, e spero col tempo di riuscire ad affrontarli. Da Grillo ai finanziamenti pubblici ai giornali, dagli stipendi dei direttori alle tasche degli editori, dalle regole non scritte di pubblicazione di un articolo (come di un titolo o di un occhiello), fino alla questione del web. Intanto sono d’accordo con te, mala tempora currunt. Parlarne forse può contribuire a migliorare le cose. Anche se è solo un seme nel terreno sconfinato della Rete.

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