Caro edicolante, il giornale non te lo pago

Negli Stati Uniti sono preoccupatissimi. Preoccupatissimi perché la qualità dei giornali va man mano diminuendo. Sono preoccupati perché tutto questo è dovuto all’uso supino dei comunicati stampa e delle agenzie che, copincollati senza fare una piega, abbassano la qualità del giornale. Ma soprattutto perché questa pratica potrebbe far sì che i giornalisti dimentichino quello che dovrebbero fare realmente, cioè proprio i giornalisti. Lo afferma Tim McGuire, ex direttore e vicepresidente dello Star Tribune di Minneapolis e attualmente presidente della Scuola di giornalismo Walter Cronkite dell’Università dell’Arizona.
edicola

In Italia no. Qui le redazioni trovano nei comunicati stampa e nei lanci d’agenzia il modo con cui riempire gran parte dei loro giornali. Perciò, essendo propizi come la manna dal cielo, nessuno si sogna di condannarli. Il giornalista interattivo, tutt’uno con la sua postazione, a colazione beve latte e Ansa, a pranzo mangia pasta e Adnkronos e a cena carne e Reuters.

Le notizie fondamentali su ciò che accade nel mondo (o meglio su ciò che si vuole fare accadere, visto che «i fatti che non vengono registrati non esistono», come disse Tiziano Terzani) arrivano direttamente sul desktop del suo computer. Per questo motivo non sussiste alcun bisogno di andarsele a cercare. Le suole delle scarpe rimangono così intatte che, se non fosse che passa la moda, gli basterebbero vita natural durante.

Quando non avviene il semplice copincolla, spesso senza citare la fonte, basta qualche ricamo e via. Gli esempi di disamina, di lavoro giornalistico che aggiunge dati significativi alla notizia e che soprattutto ne indaga gli aspetti perché venga compresa nel suo significato complessivo, sono rari come le perle.

Nell’informazione locale, il panorama non è molto diverso. Se il quotidiano nazionale si rifà alle agenzie di stampa nazionali, quello regionale utilizza spesso il quotidiano nazionale. Una volta, aprendo un quotidiano regionale per leggere una notizia di cronaca nazionale, al secondo rigo mi sono accorta di aver letto lo stesso identico articolo su Repubblica online il giorno prima. Si potrebbe dire che chi di spada ferisce, di spada perisce, ma non intendo giustificare in alcun modo la pratica, che non ha nulla di giustificabile. Né di occasionale. Intere pagine, tutti i giorni, sono dedicati alle notizie nazionali e internazionali, notizie che spesso non comportano un lavoro, se non quello del copincolla, ma che il lettore paga, con il suo euro quotidiano.

Spostando l’asse sul pubblico, come credo si dovrebbe fare più spesso, questa pratica non comporta soltanto un abbassamento della qualità editoriale del giornale, ma anche una vera e propria ingiustizia verso i lettori paganti. Che prima o poi chiederanno lo sconto all’edicolante, per non dover pagare per intero un mezzo giornale.

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16 Risposte to “Caro edicolante, il giornale non te lo pago”

  1. ghostdog Says:

    La qualita’ del giornale e’ speculare alla qualita’ del lettore, non lo devi mai dimenticare. Il lettore paga quello che vuol comprare, mica lo costringono. L’importante e’ che ci sia un’offerta di qualita’ nel momento in cui la si voglia scegliere. Ma il binomio qualita’/quantita’ e’ da sempre una compromesso piu’ ideale che reale. Ciao :)

  2. Alberto Says:

    Cara MF,
    ma il lettore già oggi può, se vuole, non acquistare il giornale. Basta andare in rete e troverà tutti i giornali on line (e pure le notizie che i nostri quotidiani non pubblicano). Per quelli che vogliono evitare anche lo sforzo di realizzare una rassegna stampa c’è quella della Camera dei Deputati.
    Insomma, oggi per quale motivo dovremmo acquistare in edicola un quotidiano? Se l’editoria vuole continuare a esercitare il ruolo che ha avuto negli anni passati allora deve modificare se stessa: più qualità giornalistica, più investimenti in rete e più attenzione al locale. Tutte cose che i nostri editori si guardano bene dall’affrontare.
    Il risultato è sotto gli occhi di tutti.

  3. nevevalenti Says:

    Questo è uno dei tanti motivi della crisi crescente di vendite.
    Non ci scordiamo, poi, dei frequentissimi copia-e-incolla dalla tanto bistrattata Wikipedia. :D

  4. mariafrancescacalvano Says:

    @ Ghostdog

    Caro Ghost, per me il lettore ha il diritto ad avere un giornale tutto inedito, e il fatto che in molti casi non lo sia abbassa la qualità del giornale. Io sogno un giornale fatto di giornalismo, non di agenzie copiate e di comunicati stampa. Spero che una possibilità di scelta per il lettore tra un’offerta di qualità, tra un tipo di giornale come lo sogno io, e una non di qualità ci sia, perché, come dici, è importante. Hai ragione, il binomio qualità/quantità è più ideale che reale. Come dice mio zio: “se tutti gli uccelli conoscessero il grano..” :p

    @ Alberto

    Caro Alberto, non ci sono dubbi: se uno non lo vuole, il giornale non lo compra. Internet ha cambiato molte cose, certo; ma esistono ancora lettori che vanno in edicola a comprare il giornale perché affezionati all’abitudine di sfogliarlo, perché fanno fatica a leggere sul monitor o per chissà quanti altri motivi. Certo credo sia un pubblico molto e sempre più ristretto, ma che c’è. Nella mia, forse ideale, visione del “giornale perfetto” considero indispensabile che il prodotto giornale sia più possibile fedele all’idea di un giornalismo di qualità. Che le notizie le tratti giornalisticamente. Ahimé, gli editori.. lo renderanno mai possibile?

    @ Nevevalenti

    Cara Neve,

    Internet è ignorato da tanti e copiato da tantissimi.. :p

  5. Andrea Polizzo Says:

    Mi chiedevo, dal nostro versante, quello di chi scrive, quanto influisce la precarietà del nostro settore, sulla qualità del nostro lavoro? Non è facile andartene tutti i giorni per quasi tutto il giorno a caccia di notizie sulla strada sapendo che a fine mese non genererai entrate non dico eccelse, ma quanto meno su livelli di sussistenza. In quest’ottica anche, credo, il comunicato stampa di tizio e caio, iniziano a sposarsi bene con la tazza del caffè e la poltrona. (a volte ci cado anche io… e me ne pento).

  6. mariafrancescacalvano Says:

    @ Andrea

    Caro Andrea, se tenessimo conto del solo punto di vista economico, dovremmo cambiare “mestiere” e fare qualcos’altro che ci consenta di non fare la fame. Oppure di starcene a casa ad aspettare il comunicato stampa. Se arriva, ok; altrimenti pace. Può essere una strada da seguire, certo, ma con la coscienza di essere segretari, non giornalisti.

  7. Donneconlavaligia Says:

    Ciao Maria Francesca, è interessante il tuo blog! Condivido quanto dici e ne ho fatto la mia filosofia di vita, ma non possiamo non considerare che i ritmi delle redazioni dei quotidiani (che sono quelle che conosco) sono forsennati e gli editori hanno di fatto “tagliato” proprio sugli inviati (mestiere che ho fatto per molti anni, alla fine anche come freelance pur di continuare a farlo): oggi tutto è “cucinato” in casa. Controllo delle fonti e onestà intellettuale mi sembra però siano la base, no? Comunque, per anni la segretaria era pagata regolarmente, io e altri colleghi no, per anni lei faceva un turno, io tre… magari essere trattati da segretari! ciao, Marina

  8. mariafrancescacalvano Says:

    @ Marina

    Ciao Marina! Grazie, mi fa piacere che lo trovi interessante! Purtroppo sì, la possibilità di ricorrere a metodi più veloci per ottenere una notizia e che permettono di non dover pagare (anche se pagare è una parola grossa..) molte persone è il punto dal quale si è partiti per arrivare a riempire i giornali di agenzie. Certo, il controllo delle fonti e l’onestà intellettuale dovrebbero rappresentare quel passaggio intermedio tra l’acquisizione del lancio d’agenzia e la sua pubblicazione sul giornale.. e spero veramente che sia un passaggio che avviene realmente, scongiurando l’uso “supino” del materiale di cui parlo nel post. Sul fatto che la segretaria (e chissà quanti altri che lavorano in un ambiente di redazione) siano pagati più dei giornalisti non ci piove. Questi bistrattati lavori d’intelletto.. Ciao!

  9. Andrea Polizzo Says:

    Ciao Maria Francesca, figurati: so che se fosse una questione di soldi allora dovremmo cambiare mestiere. Dicevo solo che a volte fai fatica a pagare internet, mettere benzina e ricaricare il telefono per controllare fonti, chiedere incontri e fare interviste. E magari a fine mese ti trovi sotto. So bene che, se si continua a farlo, è per passione.

  10. mariafrancescacalvano Says:

    Sì, Andrea. La situazione, come ho scritto nel primo post di questo blog, è disastrosa. Per tutti. A quanto pare è un trattamento che riservano più testate locali, la mia, la tua e le altre. Il comunicato stampa è comodo, fa risparmiare anche! Il documento è quello e non c’è bisogno di spendere tempo e soldi. Per carità, nessuno dice che comunicato stampa uguale male. Tra l’altro il giornale non è internet, non dispone di spazi infiniti: la pagina è quella e spesso si ha modo soltanto di pubblicare il testo del comunicato, per mancanza di spazi. Tra l’altro le redazioni spesso non prendono bene neanche che si intervenga sul comunicato per analizzarne il contenuto: se Tizio vuole dire una cosa, deve dirla indisturbato, senza che il giorno dopo trovi sul giornale un articolo che gli dispiaccia perché magari mette in evidenza le contraddizioni del suo dire. È una tristezza, lo so. Soprattutto per chi questi modi li subisce, per chi non decide come debba uscire l’articolo, con quali modalità, con quale estensione, visto che passa dalle mani di altri, che valuteranno cosa farne. Considerato tutto questo, è chiaro che sono molti i fattori da considerare. Ma quello che personalmente condanno è l’uso esclusivo o quasi delle veline, il giornalismo dei balconi ai quali affacciarsi per dire la propria senza che nessuno ti disturbi. E condanno anche il fatto che i comunicati stampa abbiano priorità anche su un articolo di analisi politica, perché bisogna accontentare Tizio che domani vorrà vedere il suo discorso sul giornale, o perché altre testate lo metteranno. Sono dinamiche da superare, assolutamente, se si vuole una stampa migliore, e un pubblico migliore. Noi corrispondenti però dobbiamo essere messi nelle condizioni per lavorare: se non riusciamo a pagarci una ricarica, o se dopo ore di lavoro, di interviste, di verifica delle notizie, ore a copiare una delibera, sappiamo che ne ricaveremo 2 euro… è normale che passi la voglia.

  11. ghostdog Says:

    La liberta’ del giornale, e quindi del giornalista, passa dalla porta del numero di copie vendute, non si scappa. In questo senso (quello dei numeri) credo che il giornalismo cartaceo dovrebbe imparare dalla tv. La trasmissione che vanta piu’ ascolti e’ Striscia, che ha la struttura di un tg, non e’ strano? Inchieste aggressive e umorismo dissacrante. Sono questi, secondo me, gli ingredienti che occorrono ad un giornale oggi, per vendere ed essere di conseguenza autonomo. Ciao :)

  12. mariafrancescacalvano Says:

    Correggimi se sbaglio: la libertà di un giornale, e quindi di un giornalista, passa dalla porta del numero di copie vendute perché un programma che fa molti ascolti grazie ad una formula può usare questa formula come condizione necessaria perché il programma faccia ascolti e quindi faccia guadagnare l’editore che lo produce? Cambiando formula insomma il programma non sarebbe più lo stesso e quindi l’editore ci perderebbe… perciò è anche suo interesse tutelare la formula del programma? (mi sa che non si capisce niente :p)

  13. Colletto bianco Says:

    Gentile Signorina. In un mondo come il nostro in cui gli eventi e le notizie si rincorrono a ritmi vorticosi, sarebbe difficile e improponibile rinunciare ai comunicati stampa, e le news d’agenzia. Credo che un giornalista si distingua dalla segretaria per quella capacità che deve avere di verificare, analizzare, scavare nella notizia. e, al fine, rielaborarla. Davvero lei crede che oggi come oggi, a parte le notizie locali, un giornalista debba camminare per scrivere qualcosa di decente, di verificabile? Basta guardare alcune interviste televisive per smentirla. Bisogna studiare la notizia, scavare dentro di essa, e avere il coraggio di prendere strade che altri non hanno ancora preso. Molto di quello che oggi serve per smascherare una classe politica o un qualsiasi uomo pubblico, lo si trova stando comodamente seduti davanti al pc. L’importante è che Lei sappia cosa vuole trovare, che abbia fiuto. Meglio comunque non cadere nella grillomania di dire tutto fa schifo, nessuno sa fare più il mestiere. C’è quello e quell’altro.
    Cordialmente suo
    (La segretaria è pagata di più perchè resta ore a fare cose che forse non le piacciono nemmeno)

  14. ghostdog Says:

    Ho capito cosa intendi.. ed e’ proprio cosi’. Per questo esiste (sopratutto negli USA, terreno di coltura storico del grande giornalismo) la figura dell’editore “puro”, che in Italia e’ del tutto sconosciuta. L’editore puro, tra tutte le figure imprenditoriali, e’ quello che ripone il maggior interesse economico nel numero di copie vendute o negli ascolti alti delle news. Per questo, come dici tu, e’ suo estremo interesse rendere “unica” qualitativamente la sua “macchina da notizie” ed ingaggiare i migliori piloti. Un solo esempio attuale: hai mai visto un corrispondente di tg italiano parlare in diretta dal luogo di un conflitto o di un disastro, mentre l’azione e’ ancora in corso, rischiando di suo? Io mai. Al massimo da un terrazzo di un hotel distante km dalle sparatorie. Eppure i broadcast di notizie, negli States, si azzannano l’un l’altro, per arrivare per primi ad avere queste dirette. Non che a me piaccia vedere i giornalisti col giubbetto antiproiettile o col casco antinfortunistica, tutt’altro.. ma e’ una differenza che fa riflettere e che la dice lunga su come funziona il mercato della notizia qui da noi. Ciao :)

  15. mariafrancescacalvano Says:

    @ ghostdog

    Quanto è grande invece il fascino della notizia viva, del racconto sul posto, della testimonianza vera, quella resa nel luogo in cui si respira polvere, si respira la notizia.. Ho letto un articolo una volta, mi pare di Robert Fisk.. Si chiamava “Giornalismo d’Hotel”.. e parlava di quello che dici tu: le notizie dagli alberghi, gli eventi che accadono a pochi metri da te visti in televisione. Forse in Italia un giornalista non è pagato abbastanza per rischiare, forse non ha voglia, forse si accontenta. Forse alla fine all’editore, al direttore non importa di come venga data la notizia. L’importante è coprirla, no?

  16. mariafrancescacalvano Says:

    @ Colletto bianco

    Ciao, Colletto bianco. I comunicati stampa e i lanci d’agenzia sono utili, utilissimi, nessuno lo mette in dubbio. Ma non possono essere l’unico contenuto di un giornale. Se negli Usa c’è un allarme, è dovuto non al fatto che i giornalisti utilizzino i comunicati stampa, ma al fatto che utilizzino solo quelli, in modo passivo, rischiando di dimenticare come si fa il giornalista. Quella capacità di verificare, analizzare, scavare nella notizia di cui parli deve assolutamente esserci, ed è quello che negli Usa appunto non vogliono perdere. Se questa capacità si esprime collegandosi ad internet, va bene: l’importante è che si esprima. Ma in rete non c’è tutto l’esistente. Per esempio, ci sono inchieste (pensa a Report) che sono fatte di viaggi, di riprese esterne, di interviste dirette a politici, imprenditori, sindacati, eccetera e che sarebbero impossibili senza tutte queste cose. Se quel che serve si trova già su internet, tanto meglio: poltrona e computer ed è fatta. Ma sono cose diverse. Per quanto riguarda il lavoro di segreteria, che potrebbe essere sgradevole e per questo pagato di più, ti assicuro che ci sono doveri che il giornalista assolve molto malvolentieri. Ma lo “stipendio” non cambia..

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