Nossignore, non è questo il giornalismo che voglio

La dimensione nella quale vive l’informazione locale comporta regole non scritte per il giornalismo. Visto che i rapporti tra giornalisti e protagonisti dei loro articoli sono di tipo diretto, anche la lettura che questi ultimi ne fanno diventa personale. Così, se scrivo un fatto che riguarda Gustavo, l’articolo è su Gustavo, non sul fatto.
il coraggio di dire

Questo le redazioni per le quali la reazione di Gustavo è determinante lo sanno. E lo applicano in modo che la reazione di Gustavo non intacchi gli interessi del giornale. Gustavo infatti potrebbe adottare una strategia della quale ho già parlato in un altro post: il boicottaggio delle vendite. Lui e i suoi amici insomma decidono di non comprare più il giornale. In alternativa, oppure allo stesso tempo, Gustavo può orientarsi verso il boicottaggio delle pubblicazioni, nel senso che lui e gli amici di prima decidono che a questo giornale non manderanno più i loro preziosi comunicati stampa.

Le armi del boicottaggio sono strumenti che Gustavo e i suoi amici possono dunque usare per condizionare l’operato di un giornalista e quello del suo giornale. Per timore di un calo di euro in cassa o di bucare (Dioceneliberi) una notizia, un giornale può cambiare linea editoriale, omettere informazioni che riguardano Gustavo, dare spazio a Gustavo, eliminare determinati termini che possano dare fastidio a Gustavo, non pubblicare articoli che potrebbero inquietare Gustavo. Gli interessi del giornale ne escono sicuramente tutelati, perché Gustavo e i suoi amici non hanno bisogno alcuno di boicottare né vendite né pubblicazioni. Ma il giornalismo e la sua indipendenza? La libera espressione del giornalismo, aldilà dei mal di pancia, dove va a finire? E gli interessi del lettore, che ha diritto ad un’informazione non condizionata, libera dal giogo di chiunque, chi dovrà curarli, se non il giornale stesso?

Alla stampa innanzitutto toccherebbe, anzi, denunciare condotte mirate a condizionarne l’operato e limitarne la libertà, piuttosto che sottostare ad esse, abbassare la testa, piegare la schiena e andare avanti. Perché il giornalismo, tutto, cresca, e crei un pubblico consapevole.

In un mondo così, può sembrare ingenuo che ciò possa avvenire davvero e credere che così debba essere. Avrò una concezione idealistica del giornalismo. Ma è il giornalismo che vorrei. E rinunciarvi sarebbe la prima e più grande sconfitta.

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15 Risposte to “Nossignore, non è questo il giornalismo che voglio”

  1. ghostdog Says:

    L’unica contromisura consiste nel rendere ininfluente il numero di lettori mancanti in caso di “ritorsione” ;)

  2. mariafrancescacalvano Says:

    Come?

  3. ghostdog Says:

    1) Occuparsi di realta’ piu’ grandi, e/o 2) Scrivere su giornali meno ricattabili.

  4. mariafrancescacalvano Says:

    Questa è la ricetta per il giornalista! :) E quella per il giornalismo? :)

  5. ghostdog Says:

    Magari esistesse una ricetta. Il giornalismo lo fa il singolo giornalista… o una piccola squadra di giornalisti, al massimo. I metodi, i manuali, i maestri, le strutture, le organizzazioni, non faranno mai la differenza in termini di qualita’. Travaglio, ad esempio, ha lavorato per Montanelli, ma probabilmente non sara’ mai suo epigono. Tra loro c’e’ un abisso incolmabile. Montanelli senza il comunismo sarebbe stato sempre un grande giornalista; Travaglio, senza giudici, processi e intercettazioni non saprebbe cosa scrivere. Nessuna ricetta, dunque, ma una risposta, quella si. L’hai scritta gia’ nel tuo titolo: nossignore ;)

  6. Alberto Says:

    Cari MF e GD,
    il problema è la proprietà dei giornali.
    Se il proprietario di un giornale vive solo di vendite, paradossalmente, non gliene fregherà nulla del boicottaggio di Gustavo, perché sa che altri compreranno il quotidiano proprio per sapere perché Gustavo si è tanto incazzato.
    Se il giornale vive esclusivamente di pubblicità o di finanziamenti pubblici, il discorso sarà diverso: e qui, di nuovo paradossalmente, il pensiero di Gustavo peserà. E pure tanto.
    Insomma, negli USA gli editori fanno gli editori, il mercato è il mercato e l’unica regola che si è data la politica è quella di non legiferare sulla stampa (sta scritto nella costituzione). Per questo motivo, ancora oggi e nonostante la crisi, la stampa e i giornalisti americani godono di un notevole prestigio. Da noi se ti presenti come giornalista, di solito ti chiedono per chi scrivi per sapere qual è la tua posizione politica.

    Infine, esistono i problemi locali: e qui, francamente, cadono le braccia. Tanto per dirne uno: avete letto i cognomi dei colleghi che scrivono per i giornali locali? E quelli che lavorano al tg3 regionale?

  7. mariafrancescacalvano Says:

    @ ghostdog

    Il giornalismo del singolo giornalista pesa in una struttura basata su giornalismi diversi dal suo?

    @ Alberto

    Caro Alberto, dici che «se il proprietario di un giornale vive solo di vendite, paradossalmente, non gliene fregherà nulla del boicottaggio di Gustavo, perché sa che altri compreranno il quotidiano proprio per sapere perché Gustavo si è tanto incazzato». Ma il problema è: il giornale pubblicherà mai l’articolo che può fare incavolare Gustavo? E se lo pubblica e Gustavo si incavola e comincia a boicottare le vendite, il giornale continuerà diritto per la sua strada, magari dicendo anche perché Gustavo s’è incavolato, o vincerà Gustavo? Per me, è più probabile la seconda..

  8. ghostdog Says:

    Pienamente d’accordo, Alberto. Avevo gia’ parlato di questo, commentando il post precedente… forse ti e’ sfuggito. Ciao :)

  9. ghostdog Says:

    Perdonami, non ti seguo MF… puoi riformulare?

  10. mariafrancescacalvano Says:

    @ ghostdog

    Dicevo.. Tu scrivi: «Magari esistesse una ricetta. Il giornalismo lo fa il singolo giornalista… o una piccola squadra di giornalisti, al massimo. I metodi, i manuali, i maestri, le strutture, le organizzazioni, non faranno mai la differenza in termini di qualita’». Quindi il singolo giornalista può fare la differenza in termini di qualità? Basta un giornalista che dica nossignore?

  11. ghostdog Says:

    Direi proprio di si. I piu’ grandi giornalisti sono stati tali, per aver scelto “nossignore” come prima parola. A volte prima di “buongiorno”… a volte prima delle loro stesse vite.

  12. mariafrancescacalvano Says:

    Idealisti anche loro? :)

  13. ghostdog Says:

    Un idealista è incorreggibile: se è allontanato dal suo paradiso farà un ideale del suo inferno. Friedrich Nietzsche

  14. mariafrancescacalvano Says:

    Mi devo rassegnare insomma :p

  15. ghostdog Says:

    Solo se ti senti incorreggibile ;)

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