Il luogo comune: se lo conosci, lo eviti

Quanto siamo assuefatti al linguaggio dei giornali e dei telegiornali? Quanto sono familiari al nostro orecchio certe espressioni utilizzate nei servizi che leggiamo o ascoltiamo tutti i giorni? E quante volte anche noi le utilizziamo, magari senza neanche accorgercene?

scrivere

Ci sono modi di dire che, per quanto se n’è fatto e se ne fa uso e abuso, sono divenuti luoghi comuni che in certe redazioni vengono accuratamente evitati per privilegiare idee più originali.

Proviamo a rispondere a queste domande tratte da un elenco di luoghi comuni* che da decenni gira nella redazione del Corriere della Sera: pensiamo alla risposta più immediata che ci viene in mente e poi confrontiamola con le risposte sotto. Io l’ho fatto e in molti casi ho risposto in linea col luogo comune. Se lo conosci, lo eviti.

Com’è la settimana?
E il maltempo?
La tragedia com’era?
Come sono le cifre?
E la concorrenza?
E la soddisfazione?
E il confronto?
Com’è il gesto del suicidio?
E il rinvenimento del cadavere?
Com’è l’esecuzione?
Cosa c’è nel paese dopo un attentato?
Cosa mantengono gli inquirenti?
Com’è la smentita?
E lo spettacolo che si presenta ai soccorritori?
Come sono le trattative?
E le strutture?
Com’è la vicenda?
E l’ottimismo?
E l’episodio?
E l’osservatore?

Com’è la settimana? Decisiva.
E il maltempo? Imperversa.
La tragedia com’era? Annunciata.
Come sono le cifre? Da capogiro.
E la concorrenza? Spietata.
E la soddisfazione? Legittima.
E il confronto? Serrato.
Com’è il gesto del suicidio? Inconsulto.
E il rinvenimento del cadavere? Macabro.
Com’è l’esecuzione? Feroce.
Cosa c’è nel paese dopo un attentato? Sdegno e riprovazione.
Cosa mantengono gli inquirenti? Il più stretto (o il massimo o il più rigoroso) riserbo.
Com’è la smentita? Secca.
E lo spettacolo che si presenta ai soccorritori? Agghiacciante.
Come sono le trattative? Convulse.
E le strutture? Carenti (o fatiscenti).
Com’è la vicenda? Squallida.
E l’ottimismo? Cauto.
E l’episodio? Emblematico.
E l’osservatore? Attento…

* tratto da Alessandro Lucchini, La magia della scrittura, Sperling&Kupfer, p. 149.

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8 Risposte to “Il luogo comune: se lo conosci, lo eviti”

  1. ghostdog Says:

    Pensavo che l’osservatore fosse romano, ma forse mi sono confuso. Dipendera’ dal fatto che non ci sono piu’ le mezze stagioni :p

  2. mariafrancescacalvano Says:

    Ahahahah può essere. Ma può dipendere anche dal fatto che si stava meglio quando si stava peggio :p

  3. ghostdog Says:

    Come che sia, e’ tutto un magna, magna.. come dice sempre il mio amico ristoratore :p

  4. mariafrancescacalvano Says:

    Sì, guarda.. non c’è mai fine al peggio! :p

  5. nevevalenti Says:

    Bellissima questa chicca. Grazie. Me l’ero persa. :)
    Ma sai, qui una volta era tutta campagna, l’erba del vicino è sempre più verde, lo spinello è il primo passo verso l’eroina, non c’è più nessuno che lavori la terra … :D

  6. ghostdog Says:

    Ehm.. scusa se mi intrometto, Neve.. ma l’effetto comico della consecutio: “terra/campagna->erba->spinello”, e’ voluto o casuale? :p

  7. nevevalenti Says:

    Ho bisogno di saperlo: ho un futuro radioso a Zelig o un futuro da sfigata a Colorado Cafè? :D

  8. ghostdog Says:

    Il problema non si pone, direbbe Elio.. non lo sai che i comici sono sfigati per definizione? :p

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