I giornalisti secondo un clown

«Una volta avevo studiato un numero piuttosto lungo, “Il generale”, vi avevo lavorato molto e quando finalmente lo presentai divenne quello che nel nostro ambiente si dice un successo: vale a dire a ridere era la gente giusta e quella giusta ad arrabbiarsi. Quando, uscito di scena, mi diressi verso il camerino con il petto gonfio di orgoglio, trovai ad aspettarmi una signora, molto vecchia e molto piccola. Dopo la rappresentazione sono sempre molto nervoso e la sola presenza che sopporto accanto a me è quella di Maria; ma lei aveva lasciato entrare quella vecchietta nel mio camerino.

opinioni di un clown

Quella cominciò a parlare prima ancora che avessi finito di chiudere la porta e mi dichiarò che suo marito era stato anche lui generale, era caduto in guerra, ma prima di morire le aveva scritto ancora una lettera pregandola di non accettare la pensione. «Lei è ancora molto giovane» disse «però è abbastanza maturo per capire», e con queste parole uscì. Da quel momento non riuscii più a recitare “Il generale”.

La stampa che si autodefinisce di sinistra, scrisse a questo proposito che evidentemente mi ero lasciato intimidire dalle reazioni; la stampa che si autodefinisce di destra scrisse che mi ero reso conto di dare con quella mia parodia una carta in mano ai nemici dell’est; la stampa cosiddetta indipendente scrisse che avevo rinunciato a mantenere un atteggiamento impegnato.

Tutte perfette idiozie. Non potevo più recitare quel numero perché mi tornava sempre alla mente quella vecchina che probabilmente stentava a vivere, schernita e derisa da tutti. Se una cosa non mi diverte più, la smetto, ma spiegare questo a un giornalista è probabilmente un’impresa troppo complicata. Loro devono sempre “annusare” qualche cosa di speciale, devono avere “il fiuto” per le cose più impensate; e poi esiste anche un tipo di giornalista, molto diffuso, che è un individuo maligno che non riesce a sopportare il fatto di non essere lui stesso un artista e di non avere nemmeno la stoffa per essere qualificato come una persona di temperamento artistico. In questo caso naturalmente il “fiuto” gli viene a mancare e allora non fa che parlare a vanvera, possibilmente in presenza di ragazze giovani e belle che sono ancora abbastanza ingenue da andare in estasi per ogni scribacchino, soltanto perché ha una certa influenza.

Ci sono delle strane, misconosciute forme di prostituzione, al cui confronto la prostituzione vera e propria è un’onesta professione: lì almeno in cambio di denaro viene offerta qualche cosa».

Heinrich Boll, Opinioni di un clown, Edizioni San Paolo

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5 Risposte to “I giornalisti secondo un clown”

  1. ghostdog Says:

    Direi che Boll ha la tendenza a confondere il giornalismo con l’opinionismo o addirittura col pettegolezzo. A questo proposito mi e’ tornata in mente una favola di La Fontaine (se non ricordo male) che pare scritta apposta. E non si parla di giornalisti ;)

    Il Mugnaio, suo Figlio e l’Asino

    Abbiano i Greci antichi lode d’aver scoperto pei primi dell’Apologo l’arte e il parlar coverto, ma sia concesso ad altri, dopo di lor venuti, di spigolar nei campi, che quelli hanno mietuti. Di fantasia nel regno c’è qualche terra oscura, ove i moderni possono correre l’avventura. Su questo bel proposito un fatterello io so, che al celebre Racanio Malerba un dì contò.
    Questi del vecchio Orazio eredi abili e destri, discepoli d’Apolline, a noi di stil maestri, trovandosi una volta, soli, non so in qual parte, in intimo colloquio di cuor, di mente e d’arte, Racanio a dire uscì: – Malerba, o voi che tanto viveste, e che del mondo sapete il tanto e il quanto, avendo della vita disceso ogni gradino, solvetemi un gran nodo intorno al mio destino..
    – La gente? – qui interruppe Malerba, il vecchio onesto, – sopra la gente voglio or raccontarvi questo: Or non ricordo il libro, ma so d’averlo letto che fuvvi già un mugnaio, padre d’un figlioletto di mezz’età, sui quindici anni o su quell’intorno: ma il padre era già vecchio. Andavan essi un giorno a vendere al mercato un loro somarello, e perché fosse fresco e a vendere più bello, le quattro gambe in mazzo legate all’agnellino, me lo portavan come si porta un palanchino. La gente che incontravano, la cosa è naturale, ridean di quella scena, di lor, dell’animale. Gridando: Oh che burletta!… oh caso singolare! Dei tre la più gran bestia non è quella che pare. Il vecchio, persuaso dal dir di quei passanti, drizza la bestia in piedi e se la caccia avanti, per quanto se ne dolga l’asino in suo latino, che preferia la parte fare dell’agnellino. Monta il fanciul sull’asino e vanno oltre un pezzetto, quand’ecco tre mercanti gridare con dispetto: – È bello che tu vada sull’asino e che al passo cammini un vecchierello? scendi, poltrone, abbasso. – È giusto, – il buon mugnaio risponde a quei mercanti. Scende il ragazzo, il vecchio monta al suo posto, e avanti. Quand’ecco tre ragazze, volendo dir la loro, – Guarda se c’è giustizia, – esclaman tutte in coro, – se c’è pietà che zoppichi a piedi quel fanciullo, e faccia invece l’asino sull’asino il citrullo, superbo, trionfante in groppa all’animale, come s’ei fosse il papa di Roma o un cardinale. – Andate, altro che papa! Cogli anni miei, credete, non c’è, care ragazze, nemmen da fare il prete, – rispose il vecchio, e dette quattro facezie e rese, credette avere il torto e in groppa il figlio prese. Non fanno dieci passi, che sono al sicutera. L’un dice: – E si può dare una peggior maniera? Dov’è verso un fedele e vecchio servitore la carità del prossimo, o gente senza cuore? Se dura un po’, dell’asino non resterà che il cuoio… – Se dura un po’, capisco che anch’io di rabbia muoio, – ripicchia il vecchio. – Perdesi tempo, cervello e fiato a contentar la gente, la serva ed il curato. Vediamo tuttavia se c’è miglior consiglio -. Così dicendo, saltano abbasso e padre e figlio e lascian che la bestia, beata e trionfante, da sola come un papa, cammini a lor davante. – O cosa stravagante, che col buon senso cozza, che l’uomo vada a piedi e l’asino in carrozza! – Osserva un Tizio, e seguita: – Allor la più sicura, amici, è d’impagliare la bestia addirittura, se tanto a cuor vi sta d’un asino la pelle, più che le scarpe… Ah! ah! sen vedono di belle… “Se visita Brighella la Colombina cara, va sulla mula”, è vecchia la mia canzon, ma chiara. O bel terzetto d’asini! -. Allor disse il mugnaio: – Asino son ben io ad ascoltar la gente. Ma giuro innanzi a Dio che d’ora innanzi, voglia la gente oppur non voglia, farò sempre benissimo a fare di mia voglia -.
    – In quanto a voi, Racanio, – disse Malerba, – o Marte seguiate, oppur di Venere comechessia la parte, prendiate donna o mitria, di fuori od in città, od altra dignità a voi conceda il Principe, tenete fisso in mente che ognor dei fatti vostri vorrà parlar la gente.

  2. mariafrancescacalvano Says:

    Che bella!!!

  3. ghostdog Says:

    Molto piu’ sintetico, anche se forse non meno efficace, Gene Hackman nei “Tenembaum”: “..certo, capisco.. la gente non approverebbe. Ma d’altra parte cos’e’ che approva la gente, al giorno d’oggi?” :p

  4. mariafrancescacalvano Says:

    eheheh :p bellissima! :D

  5. Alberto Says:

    Beh, se fosse riferito al panorama giornalistico italico, il discorso di Boll non farebbe una grinza…

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