Io vorrei, non vorrei, ma se vuoi

Basta tenere una penna in una mano e nell’altra un taccuino per fare il giornalista. Basta andare ad una manifestazione o ad una conferenza stampa e poi raccontarle per fare il giornalista. Il giornalista del tiriamo avanti: quello che si limita a dire cos’è successo, che Tizio ha detto questo a Caio e Caio ha risposto quest’altro a Tizio, che la manifestazione è cominciata alle nove ed è finita alle dieci.
libertà di stampa

Il giornalista del tiriamo avanti, quello che riporta e una volta che lo ha fatto ha finito il suo lavoro, perché finalmente anche questa è andata e buonanotte al secchio; del raccontiamo solo perché la notizia dev’essere in pagina, perché proprio dobbiamo farlo se no chissà le vendite, ma facciamolo con cautela, senza scomodare nessuno per carità, perché domani dovremo di nuovo preoccuparci di tirare innanzi, e quello che noi scomodiamo oggi sarà colui che ci potrebbe scomodare domani.

Cautela dunque, silenzio: si scrive perché si deve ma, se proprio dobbiamo, scriviamo lieve, sottovoce. Io vorrei, non vorrei, ma se vuoi.

Eppure per un giornalismo diverso da così, per il giornalismo che vorrei, basterebbe una redazione coraggiosa, che ami la verità e la sua stessa gente, quella gente che ha diritto ad un’informazione che possa dirsi tale. Basterebbe un direttore che scelga di fare il giornalista e non il manager, il giornalista e non il politico. Basterebbe un editore che sappia selezionare, tra le tante, le penne dal tratto scuro e sicuro, e le valorizzi.

Per un giornalista che sente forte l’esigenza di libertà, sapere di avere dietro le spalle una struttura forte, capace di sostenerne le scelte e sottoscriverne ogni singola parola, è importante quanto lo è il suo taccuino. È la garanzia stessa che gli permette di muovere le dita sui tasti del suo computer per buttare giù quelle parole che ritiene opportune, le sole che possono non soltanto ricostruire fedelmente un fatto, ritrarre la realtà, ma soprattutto restituirne le sfumature, quei particolari che svelano i significati e che consentono di andare oltre i resoconti.

Segni rivelatori che, per la carica esplosiva della quale sono portatori, non possono trovare spazio tra le righe di un giornalismo fin troppo cauto, di un giornalismo che scansi con accuratezza le analisi, le inchieste, che non voglia sollevarsi sulle cose per poterle focalizzare. Di un giornalismo fatto di editori, direttori, redattori, corrispondenti incapaci di gettare la penna oltre l’ostacolo.

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13 Risposte to “Io vorrei, non vorrei, ma se vuoi”

  1. Alberto Says:

    Cara MF,
    in altre parole: rendere effettiva la libertà di stampa.
    Ci vorrebbero, prima di tutto, editori che fanno gli editori.
    Indicamene 3 in Italia e ti pago da bere…

    PS
    Poi, ci sarebbe da dire come sono fatti i nostri quotidiani.
    Tanto per dire, se ne lamenta anche uno come Luca Sofri (http://www.wittgenstein.it/post/20080402_45809.html).

  2. ghostdog Says:

    Gettare la penna oltre l’ostacolo? Fossi matto! Magari becco qualcuno in testa e gli faccio male, e magari poi quello scrive al direttore o addirittura mi denuncia.. O magari e’ uno degli inserzionisti del giornale. Naaa.. poi con quello che costano le biro oggi.. scherziamo. Non si potrebbe invece fare direttamente a meno dell’ostacolo? :p

  3. Colletto bianco Says:

    Gentile Signorina,
    innanzitutto mi scuso per il mio ultimo commento. Ritengo di essermi fatto prendere un po’ troppo dall’entusiasmo, certe considerazioni si possono pensare ma non sempre è opportuno esternarle … ci sono ambiti ed ambiti..
    Ora veniamo al dunque. Lei legittimamente scrive ciò che scrive, io non ho alcun dubbio sul suo sentire ma … Lei, mia cara signorina dimentica che oggi come oggi un giornalista ha anche a disposizione un altro mezzo di comunicazione importantissimo. Ed è quello di cui ci stiamo ora servendo.
    Noto che Lei possiede e gestisce ben due blog. Troverebbe molto sconveniente scrivere da giornalista libera su almeno uno dei due? Penso che l’altro blog abbia un discreto (non in senso riduttivo) seguito di lettori. Pensi, provi ad immaginare se oltre che parlare di gattini, di cadaveri scambiati, di insulti tra esponenti dello stesso partito, Lei iniziasse a scrivere di ciò che le preme, di quelle denunce che per motivi vari non possono trovare spazio nel suo giornale. Non mi dispiacerebbe anche scoprire che Lei si spinge anche a parlare di accadimenti che percuotono il mondo: Cina, Tibet, inchieste sui fondi calabresi, pedofilia….. Diciamo che dalla periferia della sua solare cittadina, in avanti, c’è un mondo di notizie … Si affacci, e ce ne parli. Spigolosamente ma onestamente, Suo.

  4. mariafrancescacalvano Says:

    @ Alberto

    Caro Alberto, io penso che se non cominciamo a pretenderla noi giornalisti, la libertà di scrivere, non possono certo farlo altri, tantomeno gli editori, a meno che non ci guadagnino, come dicevamo qualche tempo fa in uno scambio di commenti con ghost. Certo il fatto che siano editori puri sarebbe un primo passo, ma non il solo senz’altro. Sono d’accordo con Luca Sofri, anche se credo molto meno nei quotidiani cartacei, sostenendo piuttosto l’informazione via internet che nel mio piccolo cerco di fornire tramite il mio sito. Ma sicuramente urge un progetto d’informazione diverso.

    @ ghostdog

    Eheheheh :p Tu sai, ghost, quanto questo ragionamento sia facile da fare. E quanto sia facile che diventi la regola in una redazione, o nella mente di un caporedattore che poi è quello che decide. Nei momenti più difficili, viene la tentazione di cedere a questa logica, soprattutto, come dicevo, quando nessuno ti copre le spalle.

    @ Colletto bianco

    Gentile Colletto, lei mi anticipa. In questi giorni che, come lei sa, sono di campagna elettorale, penso seriamente a scrivere quello che sul giornale non può trovare posto. L’ho già fatto e sono sicura che non le è sfuggito, in occasione di questo articolo: http://www.mariafrancescacalvano.com/2008/03/13/san-lucido-si-ricandida-amendola-ancora/, che ho orgogliosamente scritto ma che non è mai uscito sul giornale. Perciò l’ho pubblicato sul mio sito. Ho idea di continuare su questa strada, e il suo invito mi dà una spinta in più. Ho anche partorito delle vignette, un modo diverso, per me insolito, di dire quello che penso. L’ambito è sempre quello locale, ma per quello nazionale mi sto organizzando. L’unico mio limite, purtroppo, è il tempo: le giornate sono di sole 24 ore, di cui 8 vorrei dormire. In 16 ore non riesco a fare tutto quello che vorrei, ma magari un giorno di più libertà mi cimenterò in più ampi argomenti. Grazie davvero dell’invito!

  5. ghostdog Says:

    Condivido senz’altro l’invito di Colletto bianco, ed era giusto di questo che parlavo quando scrissi di “guardare oltre la siepe” in non ricordo piu’ quale commento. Nel contempo pero’ vorrei sottolineare l’approccio “diverso” che comincia timidamente ad avere questo blog. Partendo da tematiche giornalistiche che toccavano quasi esclusivamente (come in questo post) gli argomenti del mobbing nei confronti del giornalista di provincia, ha cominciato a guardare attorno, planando a tratti, con virare prudente ma deciso, sopra tematiche meno “avvinghiate” all’esperienza personale della conduttrice. Si tratta di un inizio appena, certo.. ma mi piace dargliene atto.

  6. mariafrancescacalvano Says:

    @ ghostdog

    La scelta dell’argomento dipende molto dagli stimoli che ricevo. In genere dipende dall’argomento che mi fa incavolare di più :p A volte mi incavolo anche per cose che stanno “oltre la siepe”. Forse, se facessi più caso ad esse, mi incavolerei molto di più, e scriverei più post! Il succo di questo commento incasinato (che, rileggendolo, stento a capire anch’io) è: bombardatemi di stimoli, please! :)

  7. ghostdog Says:

    Eccone uno. Questa volta c’e’ qualcuno che la penna (o la videocamera) oltre l’ostacolo la lancia:
    http://www.corriere.it/politica/08_aprile_03/binetti_gay_e87636a0-0180-11dd-b7e1-00144f486ba6.shtml

  8. mariafrancescacalvano Says:

    Questo sì che è superare l’ostacolo! :)

  9. Andrea Polizzo Says:

    tempo…tempo…tempo… non basta mai per fare per bene quello che vorresti e a volte ciò che scrivi ne risente… del poco tempo da dedicare alla stesura di una notizia.

  10. ghostdog Says:

    Il bravo reporter non deve -tanto- saper stendere la notizia da dare, -quanto- saper dare la notizia che “stende” ;)

  11. mariafrancescacalvano Says:

    :D ghost, che lunga assenza.. in altre faccende affaccendato?

  12. ghostdog Says:

    Dal 4 al 6 Aprile, lunga assenza? Mmh.. direi che questa e’ un’ottima occasione per fare sfoggio dell’equivalente emotivo del relativismo einteniano (oltre che di uno degli aforismi che amo di piu’): “Il tempo è elastico perché dilatato dalla passione” – Marcel Proust ;)

  13. ghostdog Says:

    Errata corrige: einsteniano

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