La Repubblica, una e indivisibile

C’è qualcosa che non torna. E ciò mi irrita alquanto.

1 giugno, Pontida, profondo nord. Umberto Bossi, ministro delle Riforme.

«O si fa il federalismo o si muore».

«Ci sono centinaia di migliaia di uomini, forse milioni, disposti a lanciarsi nella mischia per conquistare la libertà contro il centralismo italiano».

«Vogliamo percorrere la via pacifica alle riforme e sappiamo bene che l’alternativa sarebbe solo una sollevazione popolare».

«Ma guai a cercare di ingannarci: nell’ombra i nostri si stanno preparando. Anzi, sono già pronti a balzare fuori per conquistarsi con le proprie mani la civiltà. Non vogliamo più subire il federalismo. Lo faremo. Oppure sarete voi a farlo, nelle piazze».

«Rimpiangeranno di non averci dato quello che chiedevamo».
«Oggi dovete avere coscienza del fatto che la libertà della Padania arriverà. Un giorno quando saremo liberi potremo spiegare ai nostri figli che eravamo stati schiavi. Ma Dio non ci ha creati schiavi di Roma, siamo nati liberi e quindi torneremo ad esserlo».

«Roma ladrona la Lega non perdona».

«Preparatevi: se sarò in difficoltà basterà un cenno e dovrete venire a centinaia di migliaia, incazzati neri, per far sapere al Parlamento qual è davvero la volontà popolare».

giorgio napolitano presidente della repubblica festa della repubblica 2 giugno 2008 discorso

2 giugno, Roma, profondo centro. Giorgio Napolitano, presidente della Repubblica.

«Su quali basi un rinnovato sforzo della nostra comunità nazionale debba poggiare, lo dicono i principi e gli indirizzi della Costituzione che la Repubblica si diede sessant’anni fa, in meno di due anni dal referendum e dalle elezioni del giugno 1946. Ma non posso tacere la mia preoccupazione, in questo momento, per il crescere di fenomeni che costituiscono invece la negazione dei principi e valori costituzionali: fenomeni di intolleranza e di violenza di qualsiasi specie, violenza contro la sicurezza dei cittadini, le loro vite e i loro beni, intolleranza e violenza contro lo straniero, intolleranza e violenza politica, insofferenza e ribellismo verso legittime decisioni dello Stato democratico».

«Chiedo a quanti, cittadini e istituzioni, condividano questa preoccupazione, di fare la loro parte nell’interesse generale, per fermare ogni rischio di regressione civile in questa nostra Italia, che sente sempre vive le sue più profonde tradizioni storiche e radici umanistiche. Costruiamo insieme un costume di rispetto reciproco, nella libertà e nella legalità, mettiamo a frutto le grandi risorse di generosità e dinamismo che l’Italia mostra di possedere».

«L’Italia avrebbe bisogno di un forte impegno e slancio comune» per far «rinascere il Paese in un clima di libertà, attraverso uno sforzo straordinario di solidarietà e unità».

«Non possiamo permetterci di fare un passo indietro».

«L’Italia, divenuta un Paese altamente sviluppato avrebbe bisogno di uno sforzo simile, per la complessità dei problemi che sono dinanzi alla società e allo Stato, in un mondo profondamente mutato».

«Riuscimmo in quegli anni lontani a risalire dall’abisso della guerra voluta dal fascismo e a guadagnare il nostro posto tra le democrazie occidentali».

Ps: Chi si è perso lo spot elettorale della Lega Nord per le elezioni politiche 2008?

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3 Risposte to “La Repubblica, una e indivisibile”

  1. ghostdog Says:

    Stavo guardando lo spot della Lega Nord linkato, quando mio figlio piccolo mi ha chiesto: “cos’e’, papa’?” Io: “una pubblicita’, tesoro”. E lui: “che brutta!”. Ed e’ tornato a giocare. Non so trovare commento piu’ appropriato ;)

  2. mariafrancescacalvano Says:

    Spero che la Lega sia un ricordo sbiadito quando tuo figlio andrà a votare. Ma se malauguratamente così non dovesse essere, sono contenta che il suo voto non andrà alla Lega. Grazie, Padania, per questo spot didattico.

  3. Alberto Says:

    Tra le parole di Napolitano e quelle di Bossi c’è un mare di differenza. Un mare costruito in 60 anni di storia, di cultura, di battaglie politiche, di compromessi (a volte buoni, a volte no), di sconfitte (molte sconfitte) e di memorabili vittorie (poche memorabili vittorie).
    C’è la differenza tra la Politica e la politica. Tra un Uomo e un uomo, piccolo piccolo. E crepi pure questa sociologia da quattro soldi in riferimento alla Lega come forza popolare. Se quello è il popolo, fermate tutto che voglio scendere…

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