Citazioni

Joseph Pulitzer

• “Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza. Portate alla luce del giorno questi segreti, descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima o poi la pubblica opinione li getterà via. La sola divulgazione di per sé non è forse sufficiente, ma è l’unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri”

• “Una stampa cinica e mercenaria prima o poi creerà un pubblico ignobile”

• “Presentalo brevemente così che possano leggerlo, chiaramente così che possano apprezzarlo, in maniera pittoresca che lo ricordino e soprattutto accuratamente, così che possano essere guidati dalla sua luce”

Hrant Dink

• “Sono come un colombo che si guarda sempre intorno, incuriosito e impaurito. Chissà quali ingiustizie mi troverò davanti. Ma nel mio cuore impaurito di colombo so che la gente di questo paese non mi toccherà. Perchè qui non si fa male ai colombi. I colombi vivono fra gli uomini. Impauriti come me, ma come me liberi”

Ed Murrow

• “Non discendiamo da uomini timorosi, da uomini che avevano paura di scrivere, di riunirsi, di parlare e di difendere con passione cause che erano impopolari.
Non è il momento di restare in silenzio per chi è contrario ai metodi del senatore McCarthy e neanche per chi li approva.
[…] Ho riflettuto sul mio passato e sulle mie scelte e non posso dire di essere stato sempre giusto o saggio ma ho cercato la verità con una certa diligenza e ho tentato di raccontarla, anche se, come in questo caso, mi avevano avvertito che sarei stato oggetto delle attenzioni del senatore McCarthy” – dal film Good night, and Good luck

Indro Montanelli

• “Da quando ho cominciato a pensare, ho pensato che sarei stato un giornalista. Non è stata una scelta. Non ho deciso nulla. Il giornalismo ha deciso per me. E questa è stata una delle mie tante fortune, posto che tutto quello che ho fatto lo debbo soprattutto a un alleato ch’è sempre rimasto al mio fianco: il caso.
A Emilio Cecchi debbo invece il consiglio che si è rivelato il più prezioso della mia carriera: ‘Ricordati che i giornalisti sono come le donne di strada: finché vi rimangono vanno benissimo e possono anche diventare qualcuno. Il guaio è quando si mettono in testa di entrare in salotto…'” – dal libro Soltanto un giornalista

• “Non ho mai dimenticato il consiglio di un collega americano, Webb Miller: “Scrivi in modo che ti possa leggere un lattaio dell’Ohio'” – da un colloquio con Enzo Biagi

Tiziano Terzani

• “…E’ un aspetto, questo, dello strano mestiere di cronista che non cessa di affascinarmi e al tempo stesso di inquietarmi: i fatti non registrati non esistono.
Quanti massacri, quanti terremoti avvengono nel mondo, quante navi affondano, quanti vulcani esplodono e quanta gente viene perseguitata, torturata e uccisa!
Eppure se non c’è qualcuno che raccoglie una testimonianza, che ne scrive, qualcuno che fa una foto, che ne lascia traccia in un libro è come se questi fatti non fossero mai avvenuti! Sofferenze senza conseguenze, senza storia.
Perché la storia esiste solo se qualcuno la racconta. E’ una triste constatazione; ma è così ed è forse proprio questa idea – l’idea che con ogni piccola descrizione di una cosa vista si può lasciare un seme nel terreno della memoria – a legarmi alla mia professione…” – dal libro Un indovino mi disse

Tiziano: Ho sempre sentito che avevo delle responsabilità. Quel senso del dovere, poi, che avevo sempre addosso, quel senso che, insomma, era giusto fare certe cose o non farle.
Trovavo bello quello che ha detto Martin (Woollacott, del “Guardian” n.d.R.) l’altro giorno, che io avevo un senso della moralità. Ma non ero io… era che non c’era niente di più importante nella mia vita, non c’era niente di più grande, sai… sono uno che non ha mai fatto compromessi.
Non ne ho avuto forse un grande bisogno, ma avevo una ripulsione per i compromessi e se questa la vuoi chiamare moralità, sì.
Ho fatto questo mio mestiere proprio come una missione religiosa, se vuoi, non cedendo a trappole facili. La più facile, te ne volevo parlare da tempo, è il potere.
Facendo questo mestiere la frequentazione del potere è necessaria, indispensabile. Di ogni tipo di potere: il potere assassino, il potere giusto, il potere… il Potere. Perché è quello che determina le sorti del mondo e tu che sei lì a descriverle devi andare dal potere a chiedergli come stanno le cose.
Ecco, di nuovo senza che io me lo sia detto una mattina facendo un voto, senza che io ci sia arrivato attraverso constatazioni altrui, io ho sempre provato una ripulsione per il potere.
Forse, nel fondo sono un anarchico, ma a me vedere un presidente, un ministro, un generale, tutti con la loro aria tronfia, tutti con la loro pillola da rivenderti, mi ha sempre fatto ribrezzo.
Il mio istinto è sempre stato di starne lontano. Proprio starne lontano, mentre oggi vedo tanti giovani che godono, che fioriscono all’idea di essere vicini al Potere, di dare del “tu” al Potere, di andarci a letto col Potere, di andarci a cena col Potere, per trarne lustro, gloria, informazioni magari. Io questo non lo ho mai fatto. Lo puoi chiamare anche una forma di moralità.

(La sua voce si abbassa)

Perché il potere corrompe, il potere ti fagocita, il potere ti tira dentro di sé! Capisci? Se ti metti accanto a un candidato alla presidenza in una campagna elettorale, se vai a cena con lui e parli con lui diventi un suo scagnozzo, no? Un suo operatore. Non mi è mai piaciuto.
Ho sempre avuto questo senso di orgoglio che io al potere gli stavo di faccia, lo guardavo, e lo mandavo a fanculo.
Aprivo la porta, ci mettevo il piede, entravo dentro, ma quando ero nella sua stanza, invece di compiacerlo controllavo che cosa non andava, facevo le domande. Sono stato uno dei giornalisti che alle conferenze stampa del mondo era proverbiale per fare sempre le domande più provocatorie, quelle che non vedi più fare oggi.
Quelle che non vedi rivolgere alla Condoleezza Rice che l’altra sera diceva “Le Nazioni Unite ora ci stanno bene a mano”. Bastava che uno si riprendesse i giornali di due anni fa “Un momento! Lei il 14 maggio, alle cinque e quaranta alla CBS ha detto “Le Nazioni Unite sono irrilevanti, sono piene di assassini e sono piene di dittatori”. E ora le Nazioni Unite sono il toccasana? Ma ci piglia per il culo?!”

(Rido)

Questo è il giornalismo. I giornalisti più orribili sono quelli che stanno nel Pentagono, nel ministero degli Esteri, sempre lì, pronti a pigliare il caffé. Si annuncia ‘Conferenza stampa!’ e loro accorrono. Arriva Bush o Rumsfeld che dicono ‘Allora John, tu che vuoi sapere?’ Ma che John?! – dal libro La fine è il mio inizio

George Orwell

• “La vera libertà di stampa è dire alla gente ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire”

• “In tempi di menzogna universale, dire la verità diventa un atto rivoluzionario”

Giuseppe Fava

• “Io ho un concetto etico di giornalismo. Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza e la criminalità, impone ai politici il buon governo. Un giornalista incapace, per vigliaccheria o per calcolo, si porta sulla coscienza tutti i dolori umani che avrebbe potuto evitare, e le sofferenze, le sopraffazioni, le corruzioni, e le violenze che non è stato mai capace di combattere”

Antonio Socci

• “Ciò che colpisce in Montanelli è la sua libertà da pregiudizi e dogmatismi, la sua curiosità. Che forse gli veniva dal suo mestiere di giornalista e dal suo carattere di uomo libero. E’ questa curiosità e questa passione per i fatti … il nostro dovere. Prima di dichiararci guelfi o ghibellini”

Enzo Baldoni

• Venerdì, 13 agosto 2004. “Si parla tanto di Najaf, giustamente. Ma nel frattempo nessuno dice che, a Kut, ci sono state decine di morti per i bombardamenti degli F 16. E’ che dove non c’è l’attenzione dei media le cose non succedono – se non c’è la TV la gente non muore”.

• “Lasciamo che siano i fatti a parlare. Il resto sono chiacchiere e politica, tutte cose da cui voglio tenermi lontano”

Ryszard Kapuscinski

• “La nostra professione è una lotta costante tra il nostro sogno, la nostra volontà di essere del tutto indipendenti e le situazioni reali in cui ci troviamo, che ci costringono invece ad essere dipendenti da interessi, punti di vista, aspettative dei nostri editori… In generale si tratta di una professione che richiede una continua lotta e un costante stato di allerta…”

• “Questo nostro lavoro richiede due qualità. La prima è lo spirito di sacrificio. Abbiamo una missione sociale: capire e far capire le culture, capire e far capire gli altri. La seconda qualità è la serietà assoluta. Devi sapere che nella tua audience c’è sempre qualcuno che la sa più lunga di te. Se consenti anche a una sola persona di scoprire che tu menti, che sei stato banale, impreciso o superficiale, allora avrai perduto”.

Pino Scaccia

• “Se non diremo cose che a qualcuno spiaceranno, non diremo mai la verità”

• “Personalmente ho sempre rifiutato l’etichetta di inviato di guerra perchè non esiste, è stata inventata dall’immaginario popolare. Allineandomi al grande Enzo Biagi, io mi sento solo, semplicemente un cronista. Che va dove lo porta la notizia. Se poi gli eventi negli ultimi anni sono stati spesso disgraziamente legati alle guerre è solo una rovina per l’umanità. Il mio mestiere è di raccontare e nella mia (purtroppo) lunga carriera ho seguito di tutto: dal terrorismo alla mafia, dai terremoti ai sequestri, dallo tsunami al g8, dai grandi misteri alle storie drammatiche. Possibile che per essere considerati bravi, bontà vostra, bisogna solo infilarsi in posti dove sfiori la morte? Ed ecco perchè si parla frequentemente male dei giornalisti, perchè neppure si sa che mestiere fanno. Vorrei chiarire che seguire vicende come quella di Marsciano è molto più difficile e impegnativo, credetemi, di una trasferta a New York per l’11 settembre. Parlare di storia è semplice, parlare delle persone è molto più complicato. E doloroso”

Oscar Wilde

• “La cronaca è letteratura sotto pressione”

• “Adoro i partiti politici: sono gli unici luoghi rimasti dove la gente non parla di politica”

• “I libri che gli uomini chiamano ‘immorali’ sono semplicemente libri che mostrano al mondo la sua vergogna. Tutto qui”

• “Mi diverto a parlare di politica. Ne parlo tutto il giorno. Ma non posso sentirne parlare. Non so come gli sventurati membri della Camera riescano a sopportare quei lunghi dibattiti”

Isaac Asimov

• “Se il mio dottore mi dicesse che mi rimangono solo sei minuti da vivere, non ci rimuginerei sopra. Batterei a macchina un po’ più veloce”

• “Ardo dal desiderio di spiegare, e la mia massima soddisfazione è prendere qualcosa di ragionevolmente intricato e renderlo chiaro passo dopo passo. È il modo più facile per chiarire le cose a me stesso”

Anna Politkovskaja

• “Non escludo che un giorno il mio caporedattore, che mi ha incaricata di coprire questa guerra, non sappia più cosa farsene di me, come di un vecchio articolo non pubblicato al momento giusto che viene buttato nel cestino”.

• “Sono una reietta. È questo il risultato principale del mio lavoro di giornalista in Cecenia e della pubblicazione all’estero dei miei libri sulla vita in Russia e sul conflitto ceceno. A Mosca non mi invitano alle conferenze stampa né alle iniziative in cui è prevista la partecipazione di funzionari del Cremlino: gli organizzatori non vogliono essere sospettati di avere delle simpatie per me.
Eppure tutti i più alti funzionari accettano d’incontrarmi quando sto scrivendo un articolo o sto conducendo un’indagine. Ma lo fanno di nascosto, in posti dove non possono essere visti, all’aria aperta, in piazza o in luoghi segreti che raggiungiamo seguendo strade diverse, quasi fossimo delle spie.
Sono felici di parlare con me. Mi danno informazioni, chiedono il mio parere e mi raccontano cosa succede ai vertici. Ma sempre in segreto. È una situazione a cui non ti abitui, ma impari a conviverci”

John Berger

• “Il contrario di un racconto non è il silenzio o la meditazione, bensì l’oblio… L’uomo compie delle azioni, spesso coraggiose. Tra quelle meno coraggiose, ma nonostante questo efficaci, c’è l’atto del raccontare. Questi atti sfidano l’assurdità e l’assurdo. In che cosa consiste l’atto del raccontare? Mi sembra che sia una permanente azione di retroguardia contro la permanente vittoria della volgarità e della stupidità. I racconti sono una dichiarazione permanente del vissuto in un mondo sordo”

Pier Paolo Pasolini

• “Io non ho alle spalle nessuna autorevolezza: se non quella che mi proviene paradossalmente dal non averla o dal non averla voluta; dall’essermi messo in condizione di non avere niente da perdere, e quindi di non esser fedele a nessun patto che non sia quello con un lettore che io del resto considero degno di ogni piu’ scandalosa ricerca”

Albert Londres

• “L’unica linea che un giornalista è tenuto a rispettare è quella ferroviaria”

• “Il nostro ruolo non è quello di essere per o contro; è di girare la penna nella piaga”

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