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Al buon giornalista bastano 5mila parole

29 febbraio 2008

Se vi capita di desiderare di saper scrivere “difficile”, leggete questa bella pagina del libro La magia della scrittura, a cura di Alessandro Lucchini, editori Sperling&Kupfer. Il virgolettato che riporto appartiene a Paolo Occhipinti:
Alessandro Lucchini, La magia della scrittura, Sperling&Kupfer

«L’arte della divulgazione presuppone uno studio e una cultura approfonditi», dice. «Solo chi conosce bene un tema ed è padrone del vocabolario sa che differenza passa tra una parola comprensibile a tutti e una difficile. Bisogna conoscere 5000 parole per sapere quali sono le 1000 da utilizzare con maggiore frequenza. Nella consapevolezza che quelle 1000 saranno capite dalla quasi totalità dei lettori, Indro Montanelli, che ha collaborato per anni con Oggi, usava poco più di 1000 vocaboli nei suoi articoli: li congegnava in modo tale che anche i concetti sociologici, storici e politici più profondi fossero spiegati con queste 1000 parole.»

«L’uso di parole semplici per esprimere un concetto è un dovere verso chi ci legge. Allo stesso modo in cui se indossi un abito troppo importante puoi mettere in imbarazzo il tuo ospite, così se usi parole troppo difficili metti a disagio il lettore, che dovrà fare sforzi per capirti. Mentre sei tu a dover fare sforzi per spiegarti. L’uso di un numero ristretto di parole risponde all’esigenza di mettere a proprio agio chi legge. Non è vero che usando parole complesse si approfondisce meglio un concetto: lo si può approfondire meglio con una somma di parole semplici che con una parola complicata.»

«C’è sempre dietro l’angolo il rischio di approfittare del proprio ruolo di giornalista, l’ambizione di farsi ritenere colti o intelligenti. Mentre il vero sfoggio di cultura e intelligenza è utilizzare termini e concetti semplici. Sono le regole del giornalismo che noi erroneamente definiamo ‘popolare’, ma che dovremmo definire solamente ‘giornalismo’ perché non esiste un giornalismo ‘impopolare’: il giornale deve essere letto da un grande numero di persone e perciò deve essere didascalico e usare parole semplici. Non a caso i maestri del giornalismo sono maestri di giornalismo popolare.».

Alessandro Lucchini, La magia della scrittura, Sperling&Kupfer, p. 145.

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