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Il luogo comune: se lo conosci, lo eviti

28 marzo 2008

Quanto siamo assuefatti al linguaggio dei giornali e dei telegiornali? Quanto sono familiari al nostro orecchio certe espressioni utilizzate nei servizi che leggiamo o ascoltiamo tutti i giorni? E quante volte anche noi le utilizziamo, magari senza neanche accorgercene?

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Ci sono modi di dire che, per quanto se n’è fatto e se ne fa uso e abuso, sono divenuti luoghi comuni che in certe redazioni vengono accuratamente evitati per privilegiare idee più originali.

Proviamo a rispondere a queste domande tratte da un elenco di luoghi comuni* che da decenni gira nella redazione del Corriere della Sera: pensiamo alla risposta più immediata che ci viene in mente e poi confrontiamola con le risposte sotto. Io l’ho fatto e in molti casi ho risposto in linea col luogo comune. Se lo conosci, lo eviti.

Com’è la settimana?
E il maltempo?
La tragedia com’era?
Come sono le cifre?
E la concorrenza?
E la soddisfazione?
E il confronto?
Com’è il gesto del suicidio?
E il rinvenimento del cadavere?
Com’è l’esecuzione?
Cosa c’è nel paese dopo un attentato?
Cosa mantengono gli inquirenti?
Com’è la smentita?
E lo spettacolo che si presenta ai soccorritori?
Come sono le trattative?
E le strutture?
Com’è la vicenda?
E l’ottimismo?
E l’episodio?
E l’osservatore?

Com’è la settimana? Decisiva.
E il maltempo? Imperversa.
La tragedia com’era? Annunciata.
Come sono le cifre? Da capogiro.
E la concorrenza? Spietata.
E la soddisfazione? Legittima.
E il confronto? Serrato.
Com’è il gesto del suicidio? Inconsulto.
E il rinvenimento del cadavere? Macabro.
Com’è l’esecuzione? Feroce.
Cosa c’è nel paese dopo un attentato? Sdegno e riprovazione.
Cosa mantengono gli inquirenti? Il più stretto (o il massimo o il più rigoroso) riserbo.
Com’è la smentita? Secca.
E lo spettacolo che si presenta ai soccorritori? Agghiacciante.
Come sono le trattative? Convulse.
E le strutture? Carenti (o fatiscenti).
Com’è la vicenda? Squallida.
E l’ottimismo? Cauto.
E l’episodio? Emblematico.
E l’osservatore? Attento…

* tratto da Alessandro Lucchini, La magia della scrittura, Sperling&Kupfer, p. 149.

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