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I giornali dei filantropi

28 febbraio 2008

di Alberto Abenante
macchina da scrivere - giornalismo

I giornali italiani pubblicano poche notizie circa la loro salute. Certo, quando l’Audipress fa circolare i suoi resoconti, tutti corrono a mettere on line il risultato (e come spesso accade non c’è nessuno sconfitto). Chi poco, chi tanto tutti hanno guadagnato copie (loro amano dire lettori, ma è un’altra cosa).

In America, invece, la situazione è differente.

Tanto per dirne una, non si nascondono le difficoltà in cui versano i vecchi media (i giornali, of course). Il New York Times metterà alla porta un centinaio di giornalisti (è il costo del lavoro, baby) e lo stesso farà il Los Angeles Times.

Come uscire fuori dalla crisi? A questa domanda, sia qui da noi, sia oltreoceano, la risposta è simile: tagliamo il numero dei giornalisti (noi un po’ più provinciali, aggiungiamo anche che sarebbe il caso di eliminare l’Ordine).

Insomma, risposte brillanti e soluzioni di qualità non se ne vedono.

Tranne una, forse.

Succede che una coppia di filantropi miliardari (Herb e Marion Sandler) due anni fa chiamano il direttore del Wall Street Journal (Paul Steiger) e gli chiedono se ha voglia di lasciare la poltrona che ha per fondare un’agenzia (Pro Publica) che avrebbe ricevuto 10 milioni di dollari l’anno per finanziare attività giornalistiche investigative, di quelle serie. Siccome gli americani sono tipi pragmatici, l’operazione è andata in porto in meno di anno. Potenza dei soldi, certo. Ma pure di qualche buona idea.

Steiger imbarca nell’avventura Stephen Engleberg, ex capo settore inchieste del New York Times ed entro giugno di quest’anno l’avventura prenderà forma. Si tratterà di realizzare inchieste giornalistiche senza guardare in faccia nessuno (come si dovrebbe fare) e poi passarle gratis a quei giornali che non le hanno potute effettuare (paradossi moderni, gente), per mancanza di coraggio, di soldi, di autonomia e di bravi giornalisti.

Perciò, forse ci salverà il giornalismo no profit: sempre negli Stati Uniti stanno proliferando i giornali e le iniziative editoriali interamente sostenute da donazioni private.

Insomma, per fare una buona inchiesta giornalistica non c’è bisogno di farsi assumere da un giornale. Basta trovare un Paperon de’ Paperoni. Meno tirchio, ovvio.

Fonti
L’Espresso, http://propublica.org

Nota:
Ringraziando Alberto per questo contributo che arricchisce SJ e risponde allo spirito di collaborazione col quale è nato, invito chiunque voglia partecipare a questo progetto a proporre articoli e spunti di discussione, naturalmente in linea con i temi di questo blog. Grazie!

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